di Roberto Calasso — letto a Novembre 2025

L'informatica ha ridotto i tempi di ricerca del libro. È uno dei tanti esempi di illusoria onnipotenza fomentato dalle macchine.
Come trovare spazio per il nuovo senza eliminare il vecchio? Anche questo, come la maggior parte dei problemi essenziali, non ha soluzione.
L'immatricolazione virtuale di qualsiasi schermo esalta le immagini ma depotenzia la parola, che esige un fondo opaco, resistente — carta, argilla o pietra. E il movimento della mano che scrive su carta è l'estrema, miniaturizzata variante di quella della mano che disegna. Mentre il ticchettio della mano che digita è assimilazione a quello di un orologio.
Con-siderare, con-templare: nomi che derivano dallo studio astrologico, dal confrontarsi con gli astri. (Robert Eisler, Royal Art of Astrology)
Il bene che viene da un libro non è nei fatti che se ne possono trarre, ma nel tipo di risonanza che risveglia nelle nostre menti.
"Ma li hai letti tutti?" — la domanda peculiare di chi non sa cosa significhi leggere.
La sensazione della smisurata, benefica prevalenza dell'ignoto sul noto.
Questo processo globale — il passaggio dalla pagina allo schermo — stinge vistosamente anche sui libri stessi che oggi vengono scritti. Ormai gli scrittori sono considerati come un settore dei produttori di contenuti e molti se ne appagano. Ma questo presuppone l'obsolescenza della forma. E dove non c'è forma non c'è letteratura.